SHE DRAWS / Cosimo Terlizzi – Tenko

Il Sogno di Benjamin
Recensione del Videoclip di Cosimo Terlizzi, per “She draws” di Benjamin Tenko

“And in the darkened underpass / I thought Oh God, my chance has come at last
/(But then a strange fear gripped me and I /Just couldn’t ask)”, queste parole scritte da Morrisey accompagnano il videoclip di “There is a Light that never goes out” girato da Derek Jarman, dove si vede una macchina bruciare, mentre la voce del cantante riproduce il desiderio che prova uno dei due protagonisti per un amore non corrisposto . Mentre l’auto prende fuoco il protagonista pensa che sarebbe un “privilegio morire in quel modo”, assieme all’altro, perchè nulla potrà separarli.
Dalle prime immagini del videoclip “She Draws” di Cosimo Terlizzi si ha la sensazione che la realtà abbia assunto il colore della cenere, un bianco e nero disturbato come l’automobile carbonizzata del video di Jarman, da cui è possibile contemplare il ricordo (o il sogno?) di un tempo sepolto. Il protagonista, interpretato da Benjamin Tenko, si è fermato nel darkned underpass, quel tunnel che introduce a un mondo complesso, caotico, nel quale lasciarsi andare in solitudine e accumulare esperienze di passaggio. L’unica azione possibile per il protagonista è deambulare di notte spinto da un’inerzia motoria e attraversare gli infiniti spazi urbani, in compagnia di una cartina topografica e del fantasma di un Baudelaire flâneur – regista, Cosimo Terlizzi, il quale armato di telecamera e luci, diventa il testimonio delle continue esperienze del protagonista : il salire e scendere da un auto all’altra, il contemplare il rossetto di una donna misteriosa che presto si trasforma in una mano maschile che tocca le ginocchia del protagonista; la scoperta di un peluche nero consumato che, in accordo al buio della notte, fa pensare a una infanzia recuperata e sottomessa alla schiavitù di un presente ambiguo e popolato di corpi efebici e umori anch’essi di color nero a metà strada tra sperma e sangue.
Il ritmo dell’azione prende a braccetto i suoni incessanti di Tenko che, diluiti tra il post punk e il new wave, ricordano le opere plastiche dell’artista svizzero, dove si osservano liquefazioni che rimandano al disfacimento delle parti più segrete del corpo umano e alle figure deformate di un Bacon hardcore.
La realtà è fatta di immagini godardianamente sbilenche che generano nello spettatore un impatto imprevedibile, esteticamente vicine al Lynch più buio e al Fassbinder più perverso: un mondo di mostri invisibili che popolano la notte perenne del sonno – sogno della ragione, come accade nei Caprichos di Goya, dove il Sueño genera una sottile linea di confine tra sonno e sogno.
L’ alternativa è rappresentata da un marciapiede – palcoscenico, dove Tenko è illuminato dalle luci di un fantomatico teatro. L’unico modo per liberarsi di quest’incubo è aggrapparsi a un peluche consumato e come un bambino scegliere di starsene dietro all’auto e dormire, come fa Tenko nell’ultima scena del video avvolto da un esile plaid, protetto da un mondo che continua a produrre false illusioni: gli occhiali scuri coprono gli occhi assonnati mentre sopraggiunge imperturbabile un fotogramma nero a ricordarci che “la vita” rimane, ineluttabilmente, “un sogno” infinito.

Alessandro Focareta

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